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Sull’oicofobia italiana

di Spartaco Pupo

Per gli oicofobi nostrani, la contraddizione insita nell’essenza stessa dell’intellettuale consiste nell’attitudine a volersi raccontare, a ritrovarsi nelle narrazioni, a ripercorrere i luoghi da dove veniamo non come individui singoli ma come “comunità” nazionale. Come se parlare di noi stessi non volesse dire altro che “valorizzare” un patrimonio identitario per farne oggetto di nazionalismo. Il fantasma del totalitarismo novecentesco aleggia ancora su molti settori della cultura italiana, e spinge a rifiutare il più possibile ogni riferimento all’identità del “Noi” per paura di ripetere, in qualche modo, le drammatiche esperienze di quel passato.

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Le origini dell’oicofobia come forma di “altrismo”

di Spartaco Pupo

Si può stabilire un punto di inizio, nella storia moderna, per l’oicofobia che invita a dialogare con mondi “altri” e a rinunciare definitivamente al proprio? Non è forse Rousseau il primo oicofobo della storia moderna? Davvero l’autoconoscenza come principio fondamentale di ogni identità è da considerarsi un pericolo per il riconoscimento dell’Altro? Pubblichiamo qui la seconda parte del dossier sull’oicofobia come paura del “Noi”.

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A Bruxelles (e non solo) si soffre di oicofobia

di Spartaco Pupo

La ragione principale del documento “Union of Equality”, con cui la Commissione Europea intende promuovere un linguaggio epurato da ogni riferimento di “genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale”, a iniziare dai nomi di persona tipici della tradizione cristiana, potrebbe essere di origine oicofoba. Ma che cos’è l’oicofobia? La risposta in questo articolo che pubblichiamo a puntate a partire da oggi.

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Passata la tempesta elettorale, soffiano i venti delle “patrie”. L’esempio della Spagna

di Giovanna Lenti

La stagione autunnale europea è iniziata con la rivendicazione della sovranità polacca su quella della comunità europea, con i comizi elettorali italiani e le convention dei partiti spagnoli. Nello scenario politico occidentale, come dimostra il caso spagnolo, la minaccia alla democrazia è rappresentato dal fantasma della “patria”, agitato dai conservatori a protezione dell’identità sovrana, è bollato dai progressisti come pericoloso ritorno al passato. Ma siamo sicuri che il principale nemico della democrazia il concetto di “patria” e non il ritorno a una ideologia “ufficiale” universalistica e omnicomprensiva sul modello totalitario?

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Uomo e donna sono differenti ma complementari. Lo dice la filosofia di genere

di Miriam Rocca

La frase incriminata di Alessandro Barbero sull’incapacità della donna di occupare, nel tempo, posti di potere è l’occasione per rivedere i capisaldi della filosofia di genere che da Aristotele, passando per San Tommaso, fino a Edith Stein, giunge a conclusioni non molto dissimili da quelle dello storico torinese, restituendoci una visione profondamente attuale e condivisibile della differenza di genere.

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Martelli, Craxi e la “sovranità” come essenza dello Stato

di Giusy Capone

L’ultimo libro di Claudio Martelli, “L’antipatico. Bettino Craxi e la grande coalizione” (La Nave di Teseo, 2020), non è solo una biografia scritta, oltre il limite della memiorialistica e dell’apologetica, da uno dei più stretti collaboratori del leader socialista, ma è anche un luogo privilegiato in cui ricercare il senso e la missione del Socialismo, le cui “res gestae” l’autore propone con grande lucidità.

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Quel “Noi” che sfreccia sul pavé

di Giulio Sessa

– I mesi compresi tra luglio e ottobre 2021 sono stati caratterizzati da trionfi italiani in ambito sportivo che entrano a pieno titolo nella storia, sia per il loro valore assoluto, sia per l’incredibile succedersi di eventi vincenti che neanche i più ottimisti tra gli appassionati e i giornalisti specializzati avrebbero potuto prevedere.

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Il dilemma irrisolto tra diritto e morale: ripensare lo Stato “etico”?

di Miriam Rocca

Ritorna attuale, forse perché mai veramente risolto, il grande dilemma, affrontato in ogni epoca, del rapporto esistente tra diritto e morale e della necessità o meno di uno Stato ”etico” di hegeliana memoria, nel senso di organizzazione politica che tuteli la vita, prima ancora che la libertà. Nella storia delle filosofia politica, un problema simile ci porterebbe fino a Hegel, se non addirittura a Platone. E se fossero le Sacre Scritture a fornirci, oggi, una possibile indicazione da seguire nella soluzione di questo dilemma?

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