È ancora possibile un’Europa libera da economicismo e secolarizzazione?

di Giusy Capone

La “Germania segreta”, al centro dell’ultimo libro di Giovanni Sessa (“L’eco della Germania segreta. Si fa di nuovo primavera”, Oaks Editrice, 2021), non è il mitologema della “Deutschland” intesa dalla memoria collettiva: è una comunità ideale di poeti, di saggi, di artisti e di pensatori; una zona franca di contrapposizione e resistenza alla contemporaneità secolarizzata ed economicista. Essa possiede il disegno evocativo della visione e dell’immagine e rinvia ad un’Europa possibile.

Stefan George, Ludwig Klages, Ernst Jünger, Walter Benjamin, Karl Löwith: Giovanni Sessa sceglie pensatori “antimoderni”, perseguitati dai nazisti o posti ai margini della società tedesca.

Lampante emerge il rifiuto d’una idea determinista, necessitarista, miope ed asfittica della storia, rappresentata dalle differenti famiglie storiciste, progressiste, reazionarie.  Sessa ambisce ad un superamento esistenziale, spirituale e politico dello stato vigente delle cose. 

Non c’è traccia di rimpianto per il Passato.

Non c’è sguardo all’origine come ad un momento retroflesso, come ad un’età dell’oro da recuperare con intento palingenetico.

Il rifugio è il pensiero, la tana è la letteratura, distanti dall’arroganza fattiva della concretezza illuminista.

Dove risiede la “modernità” degli antimoderni?

Dove abita l’“attuale inattualità” dell’antimodernità?

Nella temerarietà letteraria e teoretica.

La Germania Segreta non è il mitologema della Deutschland intesa dalla memoria collettiva: è una comunità ideale di poeti, di saggi, di artisti e di pensatori; una zona franca di contrapposizione e resistenza alla contemporaneità secolarizzata ed economicista. Essa possiede il disegno evocativo della visione e dell’immagine: rinvia ad un’Europa possibile, sì ancora possibile.

S’interpella la musica tonaledi Wagner con la ripresa della concezione sferica o tridimensionale del tempo, peculiare del mondo pre-cristiano; la poesia di Geroge; la storiografia di Kantorowicz: è il passato inespresso da attualizzarsi nel futuro.

Sboccia l’idea della storia aperta, di sicuro beneficio per il pensiero di Tradizione, così da affrancarlo dalle letture legate alla dottrina dei cicli come spiegato nella Postfazione di Giovanni Damiano, che delucida i rapporti Klages-Evola, la cui filosofia è stata già definita da Sessa come “il luogo dell’attualità”,  “transattualismo”,  “attualità inattuale”, “idealismo magico”.

Ludwig Klages (1872-1956), è stato un filosofo e psicologo tedesco.

L’autore illumina George ed il canto dell’amore nella sua forma omoerotica con la “divinizzazione” del giovinetto Maximin; Klages che scorge nella grafologia la “scienza-conoscenza” ed una Natura “indeterminatamente flessibile, elastica e porosa e cosmogonicamente erotica”;  Jünger e la sua impronta “ecologista” ed il tentativo di ricollocare “anteicamente”, cosmicamente, l’uomo contemporaneo, allo scopo di farlo uscire dal “dis-astro moderno”, “dalla dimenticanza degli astri” ai quali, ontologicamente, attraverso il “de-siderio”, anela; Benjamin e la rottura dirompentemente rivoluzionaria con il suo presente, alla luce della categoria dell’ “immemorare”, tale che ogni passato custodisce un che di “inespresso”, riattualizzabile; Löwith e la visione della finanza internazionale nonché la riscoperta del lógos physikós, ovvero del “pensiero aurorale”, sapienziale con cui in Europa si inaugurò la “filo-sofia”.

Essi decretano una rinnovata primavera, contraddicente le teo-filosofie della storia prevalse in Occidente.

Ernst Jünger (1895-1998), scrittore e filosofo tedesco, è stato, fra l’altro, uno dei massimi interpreti della “Rivoluzione Conservatrice”

La “Germania segreta” pulsa di momenti evocativi artistici ed estetici.

La sua dimensione è, dunque, poietica.

L’arte, prodigiosamente, riproduce la dimensione dell’eterno novum del mondo, dell’immortale primavera della vita.

L’autore scruta l’altro volto di Giano, il volto meno popolare, caratteristico della gnosi, della conoscenza. Ad esso, con coinvolgimento, guardarono in particolare Klages e George. Un sapere che, essenzialmente, anche oggi, esige attualizzazione e che non si compiace degli excrementa, delle oggettualità e dei concetti, propri del sapere impositivo della modernità.

Si è posti al cospetto di un’arte incessantemente all’opera, niente affatto identificabile con il proprio prodotto.

Il testo è pregno di molteplici richiami e plurime annotazioni: una sinfonia qualitativamente ricca, una ricostruzione storico-filosofica degna di fede delle procedure di pensiero degli autori analizzati; in grado di trasmettere la vitale crucialità che le tematiche del lógos physikós rivestono per la contemporaneità, per l’uomo immerso nella società liquida.

Giovanni Sessa, percorrendo la via d’un sano scetticismo, emoziona nel seguire il cammino dei pochi e del divino quale cantato dai versi di Bingen: Un piccolo gruppo percorre taciti sentieri/Fieramente discosto dal fermento operoso/E come motto porta sulle sue bandiere:/Alla Grecia in eterno il nostro amore”.