Quel “Noi” diviso tra salute e libertà

di Giulio Sessa

Nel suo ultimo libro, Aldo Maria Valli analizza compiutamente ciò che ha comportato il Covid-19 sotto il profilo della filosofia politica. Il titolo richiama il “Leviatano” di Hobbes, evocandone una riproposizione durante la pandemia, nel corso della quale gli uomini si sono affidati allo “Stato autoritario per acquisire quel livello di sicurezza che da soli non sono in grado di assicurarsi”.

Nel suo ultimo libro dal titolo emblematico: “Virus e Leviatano” (Liberilibri, 2020), Aldo Maria Valli affronta il tema della crisi del parlamentarismo, evidenziando come il parlamento sia stato messo da parte nella gestione dell’emergenza, come se fosse un inutile orpello che non ci si può permettere in tempi di crisi, con la quasi totale accettazione della sospensione delle libertà costituzionali da parte della politica e dell’opinione pubblica.

L’autore dimostra come nella società moderna, che si dichiara secolarizzata, la pandemia sia stata affrontata con un fideismo che ha proposto la Salute come idolo assoluto e i virologi come moderni sacerdoti, il tutto permeato di slanci misticheggianti incarnati da appelli come “andrà tutto bene” (frase di cui nel libro è citata, sorprendentemente, colei che la introdusse molti secoli fa, particolare che non sveliamo), sebbene la scienza, per sua natura, non conduca a verità assolute.

Valli individua nelle debolezze della politica (che ha abdicato al suo ruolo in favore dei medici), del governo, dello Stato, della Chiesa, del cittadino le ragioni che hanno consentito l’instaurarsi di ciò che egli chiama “dispotismo statalista terapeutico”, condito di una buona dose di paternalismo; analizza il ruolo svolto da quasi tutti i mezzi di comunicazione di massa nell’instaurare un clima di terrore, con la nascita di commissioni per la valutazione delle fake news che avevano lo scopo di sollevare il cittadino, quasi inebetito dalla paura, dal compito di analizzare le diverse notizie e la veridicità delle fonti, per giungere autonomamente e in maniera matura a formulare propri giudizi in merito, quasi come se si realizzasse “Il mondo nuovo” prefigurato da Aldous Huxley.

Coraggiosamente, l’ex vaticanista della Rai, partendo dalle parole dell’arcivescovo di Trieste, uno dei pochi a ricordare che salus ha anche il significato di salvezza (dell’anima), fa notare che la Chiesa ha mancato l’occasione di porre l’attenzione sugli aspetti trascendenti, in una situazione in cui è emersa la caducità dell’uomo; descrive inoltre il tentativo, da parte di alcuni intellettuali, di far riemergere modelli politici di cui la storia ha dimostrato il fallimento.

Aldo Maria Valli (classe 1958), giornalista e saggista, è considerato un vaticanista “inquieto”.

Tutto ciò deve farci preoccupare per il futuro? È possibile che, con altrettanta facilità e per motivi più futili di una pandemia, si rinunci alle libertà individuali? Valli indica una via per evitare questo pericolo, partendo dalle riflessioni di Gunthër Anders e citando il “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill: gli intellettuali devono tornare a rieducare alla libertà, scostandosi dal conformismo del pensiero e stimolando un dibattito aperto, in cui non alberghi il rifiuto di ascoltare opinioni differenti, così “evitando i nuovi dogmatismi del politicamente corretto”.