Martelli, Craxi e la “sovranità” come essenza dello Stato

di Giusy Capone

L’ultimo libro di Claudio Martelli, “L’antipatico. Bettino Craxi e la grande coalizione” (La Nave di Teseo, 2020), non è solo una biografia scritta, oltre il limite della memiorialistica e dell’apologetica, da uno dei più stretti collaboratori del leader socialista, ma è anche un luogo privilegiato in cui ricercare il senso e la missione del Socialismo, le cui “res gestae” l’autore propone con grande lucidità.

“Claudio, io nemmeno me ne accorgo, ma certe volte senza volere urto, schiaccio qualcuno e quando me ne rendo conto è tardi, e il male è fatto”

Queste le parole, riferite da Claudio Martelli, di Bettino Craxi, l’“antipatico”.

Sì, perché effettivamente sgradevole, mentre “a tavola si tergeva la fronte col tovagliolo”; realmente indisponente per i “modi diretti e bruschi”; certamente arrogante nell’affermare – machiavellicamente – che “è molto più sicuro essere temuti che amati e il principe dev’essere metà volpe metà leone.”

Bettino, figlio del popolo per parte di madre, svezzato alla politica da Virgilio Dagnino, detenuto in compagnia di Amendola, La Malfa, Basso, Segre e Guido Mazzali, l’inventore dello slogan “Chi beve birra campa cent’anni”. 

Quindi, da ragazzo frequentò uomini coraggiosi, impavidi, tenaci, ammirevoli per levatura culturale ed acume intellettivo.

Claudio Martelli (classe 1943) è stato un autorevole esponente del Partito Socialista Italiano. Attualmente è il direttore del giornale Avanti!

È in gestazione il totus politicus “per vocazione e per professione”, dotatissimo, altroché, di sympátheia nel rendersi conto “che il socialismo progrediva e si affermava se educando, associando, organizzando i proletari li conduceva a costruire la propria casa e la propria forza”, altresì consapevole dei mattoni su cui si è edificato nei decenni il Socialismo, le cui res gestae Martelli propone con estrema lucidità e con pregante finezza argomentativa.

La serrata narrazione, varcando il limite della biografia, tange la prosa didascalica nella rievocazione della lectio di Nenni.

Le limpide pagine, superando il varco descrittivo peculiare della memorialistica, diventano vibrante documento storico dalla texture illuministica, allorché ripercorrono l’iter teso a recuperare il “riformismo storico” per dirigersi verso il “socialismo liberale”e, successivamente, indirizzarsi alla volta del “socialismo Tricolore”i cui metodi e scopi “sono quelli della solidarietà in Italia e della pace tra le nazioni libere”.

Il racconto, mai equivocabile, valicando il guado dell’apologetica, si allontana dalla commozione nostalgica di chi, eppure, ha “passato vent’anni a difenderlo”.

L’arguta esposizione, ben lontana dal resoconto giornalistico, evita le sabbie mobili della pura cronaca giudiziaria e le trappole insidiose dei rotocalchi “rosa”.

Claudio Martelli presenta Bettino Craxi quale fu: uno statista.

Un politikós conscio “che la sovranità è l’essenza dello Stato”, specialmente durante l’affaire Sigonella.

Per molti, a Sigonella, Craxi rese l’Italia un paese sovrano. E Martelli lo conferma.

Un coraggioso uomo di Stato che, rivedendo il Concordato tra lo Stato e la Chiesa, “cancellò l’obbrobrio della religione di Stato”.

Un abile governante che “sull’inflazione galoppante che erodeva salari, pensioni e risparmi cercò di evitare lo scontro con il Pci di Berlinguer e con la Cgil di Luciano Lama”.

Un temerario nel ristabilire che “la parola ‘politica’, politeia, ha la stessa radice, lo stesso etimo di polemos, cioè ‘guerra’”, fatta di alleanze ad orologeria, avvilenti logorii, insanabili discordie, tradimenti annunciati, sbagli maldestri.

Bettino Craxi, innamorato del suo Paese quanto Garibaldi e Mazzini ma morto al di là del mare, in Tunisia, viene sottratto alla damnatio memoriae promossa dagli “indignati”, dai moralisti professionisti delle monetine del Raphaël e dal branco di “Tangentopoli”, per essere restituito ad una contingenza storica quanto mai complessa e controversa, ad un’Italia zeppa di “parole vuote, simulacri di una politica senza vigore, senza pensiero, senz’anima” che con decisionismo risolutivo seppe accompagnare in modo previdente ed autorevole.

Martelli ne recupera l’eredità e consegna ai lettori “tracce importanti per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l’irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo” e, soprattutto, regala il profilo d’un protagonista incancellabile della Repubblica italiana in tutta la sua maestosa, antipaticissima forza urticante.