Quando le tasse penalizzano il “Noi” e mortificano le eccellenze

di Giulio Sessa

Presentate come necessarie per la comunità, alcune tasse, in verità, penalizzano il “Noi”, mortificando il cittadino e sfavorendo l’emergere di idee di produttività e eccellenze imprenditoriali. Lo dimostra Nicola Porro nel suo ultimo libro partendo dalle analisi di Tocqueville.

Nicola Porro, nel suo libro “Le tasse invisibili – L’inganno di stato che toglie a tutti per dare a pochi” (La nave di Teseo) descrive le modalità con cui le tasse, alla pari di un organismo vivente, si sono adattate per poter sopravvivere, pur rimanendo pillole indorate comunque difficili da digerire.

L’autore dimostra che, per rimanere accettabili, esse vengono presentate come buone, politicamente corrette, biologiche, verdi. Inoltre, mette in evidenza che anche le imposte rispecchiano l’egoismo della società contemporanea: la tassa è apprezzata se non ci tocca, l’evasione da punire è sempre quella degli altri.

Nicola Porro, giornalista, conduttore e saggista.

Prendendo spunto da un articolo dell’economista americana D.N. McCloskey, Porro argomenta sul fatto che un sistema nel quale la tassazione è soffocante finisce per far fuggire chi produce ricchezza per tutti, mentre in un mercato la cui crescita è sostenuta, e non osteggiata, il valore aggiunto creato dalle imprese diventa un beneficio diffuso, di cui la società gode in maniera molto più ampia rispetto all’imprenditore. Ciò avviene perché, sviluppandosi il mercato, cresce il reddito e, dunque, tutti stanno meglio. In un’economia “a somma zero”, invece, il singolo riesce a stare meglio solo se un altro sta un po’ peggio. “Dividere equamente una torta piccola è meno efficiente che far crescere la torta”, e la crescita della torta la può garantire solo il mercato. Porro indica che il vero problema non è che ci siano troppe disuguaglianze tra i redditi, ma che ci siano troppe persone povere.

La logica dello Stato tiranno e delle tasse imposte per il bene collettivo poggia su una contraddizione che già Alexis de Tocqueville mise in evidenza: se i cittadini devono essere sottoposti a dispotismi amministrativi da parte dello Stato, dei governanti (perché altrimenti non sarebbero in grado di regolarsi col buon senso), come possono gli stessi cittadini esercitare in maniera adeguata il diritto di voto per scegliere bene coloro i quali li devono governare?

Alexis de Tocqueville (1805–1859), giurista, sociologo e politico francese.

Altra incongruenza descritta da Porro è quello dei parlamenti: nati per arginare i sovrani, si sono sostituiti a loro, alimentando le tasse per sostenere essi stessi e le loro emanazioni, senza però essere sottoposti a un controllo, se non quello di un voto sempre più sminuito. Questa macchina statale, per reggersi, ha bisogno di sempre nuove imposte, che vanno a colpire i comportamenti ritenuti scorretti: si spiegano così tasse (più o meno esplicite) a tutela dei bambini, sul diesel, sull’inquinamento (per cui si giunge all’ipocrisia di imprese che si professano ecocompatibili ma invitano ad un uso responsabile del prodotto che vendono).

Ipocrisia è anche quella con cui si vuole bandire la plastica e ci si pulisce la coscienza invitando, nel piedino delle e-mail, a non stamparle, senza evidenziare che l’energia utilizzata per generare otto e-mail equivale a quella necessaria a un’auto tradizionale per percorrere un chilometro.

Porro continua, dimostrando che la logica dell’“uomo dimenticato, che sopporta le scelte di una politica che si ritiene illuminata”, determina la Tobin tax sulle transazioni finanziarie, le patrimoniali, le tasse sui rifiuti.

La logica dell’uomo dimenticato, che sopporta le scelte di una politica che si ritiene illuminata, determina la Tobin tax sulle transazioni finanziarie, le patrimoniali, le tasse sui rifiuti.

Un approfondimento viene riservato al gioco, definito “d’azzardo”, in modo da connotarlo negativamente, ma usato dallo Stato per incassare, giustificando il tutto con un discutibile approccio proibizionista che spesso, come la storia ha insegnato, ha favorito il fenomeno o il consumo che invece si voleva limitare, e che nel caso specifico penalizza con tassazioni che superano il 70% i gestori; gioco che, in maniera quasi comica, si intende penalizzare vietando l’installazione di slot-machine ad una certa distanza da luoghi sensibili o l’utilizzo al di fuori di certi orari.

Altro capitolo è quello dedicato all’università, in cui si dimostra che sulla collettività (composta anche da famiglie che non hanno figli all’università) grava l’85% dei costi degli studenti universitari.

Porro conclude utilizzando l’esperimento del gorilla che passa nel campo da gioco (esperimento che non svelo, per lasciare un po’ di curiosità e stimolare la lettura del libro), con l’invito ad esaminare la vera ragione di alcune tasse e balzelli, con la mente sgombra da ogni bias, da ogni pregiudizio: presentate come necessarie per la comunità, alcune tasse penalizzano il “Noi”, mortificando il cittadino e sfavorendo l’emergere di eccellenze imprenditoriali.