Quel “Noi” che sfreccia sul pavé

di Giulio Sessa

– I mesi compresi tra luglio e ottobre 2021 sono stati caratterizzati da trionfi italiani in ambito sportivo che entrano a pieno titolo nella storia, sia per il loro valore assoluto, sia per l’incredibile succedersi di eventi vincenti che neanche i più ottimisti tra gli appassionati e i giornalisti specializzati avrebbero potuto prevedere.

La serie dei trionfi sportivi italiani nell’estate 2021 è stata aperta dalla vittoria della nazionale di calcio ai campionati europei; è poi continuata ai Giochi Olimpici di Tokyo, con medaglie di peso specifico enorme, che rimandano al motto olimpico citius, altius, fortius, con un italiano che è stato il più veloce (Marcell Jacobs), un altro che ha saltato più in alto di tutti (Marco Tamberi), e con squadre emerse in discipline in cui si misura la forza di interi movimenti (la 4×100 m maschile in atletica e l’inseguimento a squadre uomini di ciclismo su pista).

La 4×100 maschile vincente a Tokyo.

Ai Giochi Paralimpici, la striscia è proseguita con le vittorie, tra le altre, della schermitrice Bebe Vio e col podio tutto italiano dei 100 m donne. A settembre ci sono poi state le vittorie nei campionati europei di pallavolo, al femminile e al maschile, e nel ciclismo il mantenimento della maglia iridata da parte di Filippo Ganna nel campionato del mondo a cronometro su strada e la vittoria di Elisa Balsamo nella prova mondiale femminile in linea.

Il podio tutto azzurro nei 100 metri Donne alle Paralimpiadi di Tokyo.

In coda a questo filotto di eventi, domenica 3 ottobre finalmente si disputa la Parigi – Roubaix, la classica “monumento” del ciclismo più affascinante perché più anacronistica: annullata nel 2020 e rimandata nel 2021 da aprile ad ottobre per via del Covid, la corsa, pur senza un metro di salita, è resa difficoltosa dalla presenza di settori in pavé, ossia di tratti interamente costituiti da cubetti di pietre irregolari, che volontari dell’associazione Les Amis de Paris – Roubaix  in alcuni segmenti addirittura tolgono al termine della gara e poi ricollocano ogni anno, manualmente, nei mesi immediatamente a ridosso del via.

Un tratto in pavé della Parigi-Roubaix.

In presenza di pioggia, la Roubaix è ancora più estrema: i tratti in pavé diventano più devastanti e selettivi perché il fango li rende scivolosi, le pozze d’acqua nascondono il terreno e vengono affrontate dai ciclisti alla cieca. I capovolgimenti di fronte sono improvvisi: cadute, forature, problemi meccanici e spossatezza causata dalle vibrazioni provocano continui colpi di scena, di cui si rendono protagonisti atleti irriconoscibili perché trasformati in proiezioni oniriche di fango.

E sono proprio queste le condizioni meteo della corsa di quest’anno: sulla carta, il belga Wout van Aert (che durante la prova non mostrerà grande smalto) e l’olandese Mathieu Van der Poel sono due spanne sopra gli altri. Ma gli italiani sono protagonisti anche qui: Gianni Moscon lascia i suoi compagni di fuga e sembra involarsi verso la vittoria, ma una foratura prima e una scivolata poi lo costringono a una pur onorevole resa (arriverà quarto); dietro, Van der Poel si produce in una serie di allunghi che fiaccano gli avversari, ma Sonny Colbrelli, che sfoggia la maglia di campione d’Europa vinta ad agosto (a coprire metaforicamente la maglia tricolore di campione nazionale agguantata a giugno), riesce a tenere la sua ruota per decine di chilometri e non si tira indietro quando si tratta di collaborare e fare la sua parte.

Il trionfo di Colbrelli alla Roubaix 2021.

In tre entrano nel leggendario velodromo di Roubaix per giocarsi la corsa e si pensa che Van der Poel possa avere vita facile: ma dopo 257 km, il nostro Sonny trova le forze per vincere allo sprint! Vittoria leggendaria, perché Colbrelli ha sovvertito i pronostici della vigilia; perché si schierava per la prima volta al via di una corsa che, per le sue caratteristiche, di solito richiede tante partecipazioni e l’accumulo di tanta esperienza prima di essere conquistata; perché un italiano non vinceva questa prova dal 1999 (Andrea Tafi, l’unico italiano finora in grado vincere il Giro delle Fiandre e la Parigi – Roubaix).

A volte, anche dal fango può inaspettatamente affiorare l’epica sportiva.