Ripartiamo dal Giro d’Italia!

di Giulio Sessa

Anche lo sport, con i suoi personaggi e i suoi eventi, ha più volte rappresentato nella storia della nazione un insostituibile elemento di identificazione e reazione al senso di smarrimento.

In questo periodo, è tangibile la voglia di ricominciare, cercando di lasciarsi alle spalle le difficoltà o, almeno, ingegnandosi e provando a lottare con tutte le energie per superarle. In una fase come quella attuale, lo slancio lo si cerca facendo leva sugli appigli saldi rappresentati dalla famiglia, dagli affetti dai quali a lungo ci si è dovuti tenere a distanza, dalle attività a cui si è stati costretti a rinunciare; tutto ciò lo si può sintetizzare con il desiderio di tornare a far parte, vivendola pienamente, della comunità alla quale si appartiene e in cui ci si riconosce.

Anche lo sport, con i suoi personaggi e i suoi eventi, può rappresentare un elemento di identificazione e di reazione al senso di smarrimento.

In tal senso, l’evento che maggiormente mi viene in mente è soprattutto il Giro ciclistico d’Italia, per una serie di motivi che mi accingo a spiegare.

In primo luogo, è già accaduto, nella storia della nostra nazione, che lo svolgimento di questa manifestazione abbia rappresentato un chiaro segnale del ritorno alla normalità: basti pensare all’edizione del 1919, e ancor di più, a quella del 1946, che si corsero dopo le interruzioni, rispettivamente di 5 e 6 anni, dovute alle due guerre mondiali.

Il Giro d’Italia del 1946

Inoltre, si tratta di una corsa che, di solito, si svolge nel mese di maggio, che già di per sé è un periodo nel quale l’arrivo della bella stagione conferisce forza ed entusiasmo; constatare invece che anche la grande festa del Giro è stata rimandata (la partenza si sarebbe dovuta tenere il 09 maggio) fa capire la portata dei problemi attuali; non vedere le strade italiane percorse dalla carovana dà la sensazione di dover rimandare il consueto appuntamento con un amico gioioso e fedele.

Ancora, in chi ha vissuto questo evento da vicino sono sempre vivi il ricordo del passaggio della corsa a fianco di un genitore, la festa del villaggio di partenza di una tappa condivisa con un amico, l’orgoglio di aver portato il proprio figlio a conoscere un simbolo della tradizione italiana: insomma, momenti intensi vissuti sul nostro territorio, a fianco delle persone che rappresentano la base del “Noi” nel quale il nostro “Io” si sostanzia.

L’emergenza sanitaria ha provocato una crisi economica di entità almeno uguale: è inevitabile che, nella ridefinizione di tutte le attività, compreso il ciclismo professionistico, un’analisi effettuata da questo punto di vista si sia resa necessaria. Nel redigere il nuovo calendario 2020 per il recupero delle corse ciclistiche del principale circuito mondiale (il “WorldTour”), l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha dato l’impressione di prendere atto delle date che il Tour de France ha inteso prenotare con anticipo (dal 29 agosto al 20 settembre), cercando poi di inserire gli altri tasselli di conseguenza. Ciò è comprensibile per il suddetto motivo: già la sola partecipazione al Giro di Francia, ritenuto il terzo evento sportivo per rilevanza planetaria dopo i Giochi Olimpici e i Campionati del Mondo di calcio, costituirebbe, per squadre che hanno budget dell’ordine di svariati milioni di euro garantiti solo da sponsorizzazioni, una forte boccata d’ossigeno che potrebbe salvare la stagione e scongiurare il rischio di non poter proseguire l’attività agonistica (perché, se non si svolgono corse, gli sponsor ovviamente vanno via).

Tuttavia, un evento come il Giro d’Italia, che dal punto di vista tecnico e sotto il profilo della tradizione non ha nulla da invidiare al Tour, avendo peraltro ancora mantenuto una dimensione di vicinanza alla gente (aspetto che il Tour, proprio per il suo gigantismo, ha gradualmente smarrito), avrebbe forse meritato maggior rispetto; la corsa italiana è stata infatti collocata in un periodo (dal 03 al 25 ottobre) in cui ci saranno sovrapposizioni con grandi classiche ciclistiche di un giorno (soprattutto alcune delle classiche cosiddette “monumento” per il loro prestigio, come la Liegi – Bastogne – Liegi, il Giro delle Fiandre, la Parigi – Roubaix) e anche con la terza corsa a tappe per importanza, il Giro di Spagna; perciò, molti gruppi sportivi saranno costretti a compiere scelte complicate per decidere con quali organici schierarsi al via.

Indro Montanelli

Comunque, l’auspicio è che queste corse, e principalmente il nostro Giro, potranno davvero aver luogo; assisteremmo a un’edizione storica della corsa rosa (il Giro non è mai partito più tardi del 26 maggio – edizione del 1991), attratti dal suo fascino magnetico; diceva infatti Indro Montanelli: “Il Giro d’Italia ha uno strano potere: quello di trasformare in domenica ogni giorno della settimana”.