Se il conflitto delle identità scavalca la lotta di classe: le sinistre europee secondo Bruckner

di Giusy Capone

Nel libro “Un colpevole quasi perfetto. La costruzione del capro espiatorio bianco” (Guanda 2021), Pascal Bruckner dimostra come le sinistre europee, fagocitate dai propri estremismi, abbiano ormai rimpiazzato la classe operaia con le minoranze etniche “dominate” contro i bianchi “dominanti” ed “eterosessuali”, che avrebbero la colpa di essere occidentali, cristiani, ebrei. E il vecchio “progressismo” è diventato “oscurantismo”.

In continuità con una produzione intellettuale di grande successo, soprattutto in Francia, Pascal Bruckner è tornato a far discutere con una scoperta: il Muro di Berlino è crollato, investendo le sinistre europee ormai sgretolate, fagocitate dai propri estremismi, precipitate nel labirinto “riformismo-rivoluzione”, dotate di un “Super-Io” responsabile di porre le minoranze etniche “dominate” contro i bianchi “dominanti”, rimpiazzando sulla soglia della cabina elettorale la classe operaia bianca proprio con queste minoranze.

Il “conflitto delle identità” scavalca la “lotta di classe”.

Proletariato, “Terzo Mondo”, femminismo, anticolonialismo, antirazzismo: queste erano le battaglie condotte un paio di decenni fa in nome di un’umanità ricompattata. Attualmente, queste lotte coinvolgono l’ecumene in una configurazione dirottata sul fronte del genere, sul campo dell’identità, sul terreno della etnie: bianco vs nero.

Il colore della pelle si è ancora una volta imposto e radicato al centro della controversia sociale, economica, culturale.

Bruckner, filosofo e romanziere, non scansa un tema ostico come pochi, anzi prende di petto il tema rovente della “cultura dell’inclusione” con uno sguardo lucido e sferzante, ponendosi quale sentinella della contemporaneità, pungolato alla stesura de Un colpevole quasi perfetto. La costruzione del capro espiatorio bianco dall’essersi sentito definire “vecchio maschio bianco occidentale”.

Un libello esplosivo, il suo, in cui affiorano tre inedite correnti di pensiero:  neofemminista, antirazzista, anticolonialista, le quali puntano l’indice accusatorio e censorio contro un antagonista comune: l”uomo bianco eterosessuale”. Il “capro espiatorio” perfetto: il colore della pelle lo propone quale razzista, il potere lo offre come il profittatore di qualsivoglia oppresso, la sua propria anatomia lo indica così come il predatore per eccellenza.

Effettivamente, ne II singhiozzo dell’uomo bianco del 1983, il pensatore già evidenziava l’”autoflagellazione” delle élite occidentali e la “religione terzomondista”. In questa specifica contingenza storica, tuttavia, le ideologie “decoloniale” e “razzialista”, per cui la sola ed esclusiva identità consentita ai bianchi è l’identità di “contrizione”, sono divenute parecchio vigorose negli Stati Uniti. Esse sono uscite dalla fase embrionale e spadroneggiano, adulte, nella sinistra nordamericana, “sponsorizzate” da Judith Butler.

Esse hanno solcato indisturbate l’Oceano e si sono fluidamente infiltrate in Francia;  per poi espandersi a macchia d’olio e rapidamente ovunque.

D’altronde,  Deleuze, Foucault e Derrida hanno fatto accomodare queste convinzioni nei campus nordamericani.

Deleuze, Foucault e Derrida, tra i principali “maestri” delle sinistre postmoderniste.

D’altra parte, per lo spiccato senso di autocritica, l’Occidente è da sempre propenso moralmente ad ammettere i propri errori ed a riconoscere le proprie colpe, pertanto è di per sé un criminale incallito. E in barba alle consolidate idee di libertà, uguaglianza, giustizia sociale e emancipazione, l’Europa si caratterizza  per essere la patria di bianchi ontologicamente colpevoli.

Quello di Bruckner arriva come un urlo di sconcerto e collera, un grido di turbamento ed indignazione verso una diffusa ignoranza, una dilagante imbecillità, un delirio collettivo per cui la Sirenetta finisce per rivelarsi “un pesce razzista”.

Penetrando con imponente energia ed anima provocatoria nella disputa attuale, Pascal Bruckner esplora i contraccolpi di tali recenti discorsi che occultano la derisione per l’Illuminismo, conducendo al riaffacciarsi di comunità asfitticamente e miopemente raccolte sulla propria identità nonché alla sostituzione dell’antirazzismo con il neorazzismo.

È l’odio profondo del bianco verso sé stesso. È il bianco che si reputa “razzista biologico”. È il bianco che si predetermina “dalla propria epidermide” ad essere razzista. È la candida borghesia liberale che si rende, sul palcoscenico mondiale, una protagonista decisiva della decolonizzazione.

Incerta, ormai, della propria missione civilizzatrice, lascia i regimi costituzionali, partoriti frettolosamente, privi di qualsivoglia garanzia di stabilità politica ed abitati da un gomitolo di masse rurali ed urbane scarsamente alfabetizzate, poco coese, multietniche e multireligiose.

Le conseguenze hanno fotografato disordini, oppressioni, colpi di Stato e dittature militari, coercizione di minoranze etniche e religiose con il susseguente accrescimento della miseria e della disoccupazione urbana.

Al bianco, colpevole della sua stessa identità, non resta che inginocchiarsi.

Così, il “femminismo del progresso” è stato sostituito dal “femminismo del processo”: il processo penale, ora, è processo del pubblico in pubblica piazza, preferibilmente condotta via social media, verso il maschio bianco sempre in posizione d’assalto sulla preda, pronto ad abusare, predisposto a stuprare, deciso a brutalizzare con fatti e con parole.

Esigere i propri diritti è santissimo, volerlo fare senza includere il maschio ed abbatterlo è una colpa.

Stiamo assistendo – accusa Bruckner – al ribaltarsi del “progressismo” in un “nuovo oscurantismo”, quello della “cancel culture”, del chiedere scusa per essere bianchi, occidentali, cristiani, ebrei.

La soluzione proposta è non farsi sputare nell’abisso dell’antirazzismo, del neofemminismo e del decolonialismo.

Però, il polemista francese, impegnato politicamente, ci lascia senza antidoto a quella che definisce “stupidità politica”.

Come reagire? Occorrerebbe, indica, una “dottrina di sostituzione”. Solo che non esiste ancora né ce ne fornisce gli ingredienti.