Sull’oicofobia italiana

di Spartaco Pupo

Per gli oicofobi nostrani, la contraddizione insita nell’essenza stessa dell’intellettuale consiste nell’attitudine a volersi raccontare, a ritrovarsi nelle narrazioni, a ripercorrere i luoghi da dove veniamo non come individui singoli ma come “comunità” nazionale. Come se parlare di noi stessi non volesse dire altro che “valorizzare” un patrimonio identitario per farne oggetto di nazionalismo. Il fantasma del totalitarismo novecentesco aleggia ancora su molti settori della cultura italiana, e spinge a rifiutare il più possibile ogni riferimento all’identità del “Noi” per paura di ripetere, in qualche modo, le drammatiche esperienze di quel passato.

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Le origini dell’oicofobia come forma di “altrismo”

di Spartaco Pupo

Si può stabilire un punto di inizio, nella storia moderna, per l’oicofobia che invita a dialogare con mondi “altri” e a rinunciare definitivamente al proprio? Non è forse Rousseau il primo oicofobo della storia moderna? Davvero l’autoconoscenza come principio fondamentale di ogni identità è da considerarsi un pericolo per il riconoscimento dell’Altro? Pubblichiamo qui la seconda parte del dossier sull’oicofobia come paura del “Noi”.

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A Bruxelles (e non solo) si soffre di oicofobia

di Spartaco Pupo

La ragione principale del documento “Union of Equality”, con cui la Commissione Europea intende promuovere un linguaggio epurato da ogni riferimento di “genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale”, a iniziare dai nomi di persona tipici della tradizione cristiana, potrebbe essere di origine oicofoba. Ma che cos’è l’oicofobia? La risposta in questo articolo che pubblichiamo a puntate a partire da oggi.

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