Torna di moda l’eccezionalismo degli utopisti, un pericolo per la democrazia

di Brett Bourbon

L’oppressione è qualcosa di terribile e dobbiamo sforzarci di creare una società più giusta, ma ciò non significa che organizzare il nostro pensiero politico intorno a utopie immaginate, perché l’ideale di un mondo senza potere e senza conflitti, misto al moralismo inquisitorio e all’eccezionalismo politico, aggrava i problemi, anziché risolverli. Lo spiega sul sito di Oikos, del cui comitato scientifico fa parte, il professor Brett Bourbon, dell’Università di Dallas. Pubblichiamo il suo articolo sia in inglese che in Italiano.

Siamo animali gerarchici in lotta. Pensare altrimenti è vivere in una pericolosa fantasia illusoria, quella che John Gray chiama “l’ideale illuminista di un mondo senza potere e senza conflitti”. Ciò nonostante, la fantasia dell’utopia è tornata di moda.

Per alcuni la politica dovrebbe essere nient’altro che il raggiungimento della pace perpetua, di un mondo senza conflitti o differenze. Altri filosofi sono meno ottimisti ma immaginano ancora che, nonostante l’impossibilità dell’utopia, sia tuttavia utile immaginare possibilità ideali per le quali lottare. Potremmo non essere in grado di raggiungere il paradiso in terra, ma l’idea stessa di paradiso ci aiuta a migliorare il mondo. La penso diversamente.

L’oppressione è naturalmente qualcosa di terribile e dovremmo sforzarci di creare una società più giusta, ma ciò non significa che dovremmo organizzare il nostro pensiero politico intorno a utopie immaginate. In particolare, l’ideale di “un mondo senza potere e senza conflitti” aggrava i problemi anziché risolverli.

Dietro l’idea che possiamo creare una comunità e una società in cui potere e conflitto siano assenti spesso si cela un atteggiamento di rettitudine morale, un ideale di politica che si dissolve in moralità e determina l’ordine sociale. Questo ideale di politica informa ciò che Milan Kundera chiama “l’età dei pubblici ministeri” (Encounter, 21). Questi accusatori agiscono per giusta indignazione. Il loro motto è qualcosa del tipo: “Come osa essere in disaccordo con me! Sarò io a scagliare la prima e l’ultima pietra”. Le denunce abbondano. Gli esseri umani sono sempre più inclini alle manifestazioni egoistiche, ma sono certe situazioni storiche a mettere in evidenza questi toni.

Milan Kundera (classe 1929), scrittore, poeta, saggista e drammaturgo ceco, naturalizzato francese, noto soprattutto per il romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (1982).

La Riforma e la Controriforma, per esempio, ispirarono una politica moralista in questi termini, che, per alcuni, fu ben rappresentata dall’Inquisizione spagnola, per altri, dai puritani del Massachusetts. Poiché sono così altamente corrotti, gli ingiusti devono essere convertiti, puniti o banditi. Se i confusi non fossero tali, allora l’uso del potere contro di loro per convertirli, punirli o bandirli non sarebbe necessario. È questa una strategia simile a quella con cui Lenin chiamava controrivoluzionaria qualsiasi opposizione alle politiche bolsceviche. In tali regimi di giustizia, il potere è un espediente, un semplice strumento dei moralmente buoni che si scandalizzano ogni volta che gli altri non vedono la retta via. Ciò che conta come bene, naturalmente, è ovvio per gli iniziati, e solo gli idioti o coloro che sono predisposti al male non sarebbero d’accordo.

Lenin (1870-1924), pseudonimo di Vladimir Il’ič Ul’janov, rivoluzionario, politico e politologo russo, poi sovietico.

La corruzione morale richiede correzione, dicono i giusti. È un peccato necessario. Nel futuro mondo dei giusti, il potere non sarà indispensabile. Ma ora è auspicabile e necessario. A un certo punto l’utopia sarà a portata di mano: sbocceranno i fiori e regnerà la pace. Questo regno di pace ci viene negato solo a causa loro, degli ingiusti. Vanno castigati. Se la loro vergogna attraverso i social media fallisce, allora si devono promulgare leggi contro di loro, impedire loro di parlare, costringerli alla sottomissione e distruggere le loro vite. Innocentiae nihil probat.

Come si può notare, questo modo di intendere il potere e la moralità non è semplicemente un’ideologia o un insieme di idee, ma costituisce un’etica, un modo di vivere e valutare le persone e i comportamenti. In una tale etica, la politica diventa una forma di esibizione morale e di polizia. La democrazia – sentenza del conflitto tra gruppi eterogenei di persone diverse che vivono insieme in una comunità fondata sulla libertà, l’uguaglianza di opportunità e la legge – diventa difficile da sostenere (se non addirittura impossibile). Alcuni diranno: non dobbiamo preoccuparci di questo, perché stiamo perseguendo la causa della giustizia sociale o della giustizia nazionale, o di un qualche tipo di giustizia, almeno. Ma tale eccezionalismo è sempre pericoloso e perde di vista il senso del governo democratico. All’interno delle fantasie dell’utopia esiste un motore di malafede, di credenze incoerenti sulle realtà del potere e sui limiti della moralità. Questo stesso motore è alimentato da un’attitudine al potere.

L’eccezionalismo rischia di far perdere di vista il senso del governo democratico.

Tale atteggiamento può essere descritto come la convinzione manichea che il potere e l’etica siano radicalmente disgiunti e che il potere sia di per sé coercitivo e malvagio. Se il potere è inteso come un semplice mezzo per attuare una visione morale, e soprattutto se è inteso come malvagio, allora il potere è profondamente mal concepito. È un’ironia, ovviamente. Quando il potere viene lanciato in contrapposizione alla moralità, può quindi essere usato per imporre la moralità. Il potere è esercitato come mero servitore solo quando viene prima separato dalla vita umana come corrotto e superfluo per essere poi ricollegato alle attività umane come strumento. Questo è un errore. La schematizzazione del potere in quanto rappresentazione del male, nella convinzione che ciò che è moralmente buono, una volta stabilito, non richiederà più né favorirà il potere, non porta all’utopia, ma alla catastrofe politica e morale.

Immaginare una simile utopia, manda fuori strada il progetto politico, come capitò a Platone. Se immagini un mondo senza potere, devi prima, per mezzo del potere, rifare le menti e le anime delle singole persone. Questa non solo è una forma di oppressione destinata a fallire, ma ci distrae dal creare e allevare una comunità democratica di persone diverse, nessuna delle quali ha bisogno di essere santa.

La versione in inglese di questo articolo è disponibile al seguente link