Una borraccia che rotola e lo sport che va a rotoli

di Giulio Sessa

Uno sterile ambientalismo di facciata, imposto con ottusità da burocrate e propagandato per moda, rischia di compromettere irrimediabilmente i simbolici rituali dello sport e con essi l’identità tradizionalmente definita di popoli e nazioni.

Domenica 4 aprile 2021. Michael Schär, solido gregario svizzero che da oltre 15 anni pedala in squadre accreditate a partecipare alle gare del massimo circuito mondiale, percorre le strade del Giro delle Fiandre.

Questa giornata in Belgio è speciale: il ciclismo è lo sport nazionale, gli atleti sono idoli, la corsa è attesa con trepidazione e, in tempi normali, il “noi” fiammingo si identifica e si compatta attorno a questo evento, accompagnando il gruppo lungo gli oltre 250 km del percorso. Quest’anno, la pandemia obbliga gli organizzatori ad una partenza dalla piazza di Anversa deserta, per mantenere incontaminata dal virus la “bolla” in cui i ciclisti e il seguito si muovono.

La bandiera delle Fiandre.

Quando mancano poco più di 100 km, un problema meccanico costringe Schär a mettere il piede a terra e a perdere terreno dal gruppo principale, lanciato all’inseguimento dei fuggitivi del mattino. Michael non si abbatte: le telecamere lo perdono, ma lui, eliminato l’inghippo, si rimette rapidamente in sella per raggiungere di nuovo il suo capitano, il campione olimpico Greg Van Avermaet, belga, uno dei favoriti, a servizio del quale Schär vuole spendere, come al solito, ogni goccia di energia.

Pur nella concitazione di questo tentativo di rientro, Michael si libera di una borraccia indirizzandola, con attenzione, in direzione di uno sparuto gruppo di tifosi a bordo strada, per donare loro un prezioso souvenir.

Dopo un po’, per questo gesto, Schär viene squalificato ed è costretto ad abbandonare la corsa. Ma come? Il lancio della borraccia, oggetto ambito dagli appassionati, che farebbero carte false per accaparrarsene una, costituisce un problema?

Michael Schär (classe 1986) è un ciclista su strada svizzero.

Dall’01 aprile 2021, l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha introdotto una modifica al regolamento, in accordo alla quale “è vietato ai corridori di disfarsi di alimenti, di sacchetti, di borracce, di indumenti ecc. al di fuori delle zone di raccolta allestite dall’organizzatore”.

Quella borraccia, però, non è rimasta a terra, al pari delle tante borracce che sono state raccolte, durante decenni di corse, anche da bambini assiepati a bordo strada, espressione più autentica della comunità che saluta con curiosità i ciclisti che sfrecciano.

Lo stesso Schär, il giorno dopo la corsa, in un post su Instagram racconta che cominciò a sognare di diventare un ciclista professionista dopo che raccattò una borraccia in un meraviglioso pomeriggio trascorso ad aspettare il transito del Tour de France, accompagnato a bordo strada dalla sua famiglia; memore di quei momenti, nelle fasi in cui la corsa glielo consente, egli cede la borraccia.

Una borraccia da ciclista.

Il ciclismo è già di per sé uno sport intrinsecamente ecologico; per sua natura, entra nelle case della gente, nei piccoli borghi o nelle grandi piazze, facendo entusiasmare anche coloro i quali vorranno in futuro emulare le gesta degli atleti; si innesca così il ciclico ripetersi dell’incanto della corsa e della magia dell’attesa del suo transito.

Sacrificare anche nello sport questo patrimonio di emozioni, come già accaduto in altri ambiti della cultura e della società, e immolarlo sull’altare di regole che, seppure astrattamente valide, sfociano, quando vengono applicate con ottusità da burocrate, in uno sterile ambientalismo di facciata, propagandato per moda e attraverso slogan, infarcito dei termini “green” e “sostenibilità” utilizzati a casaccio, e non fondato sulla sostanza di progetti concreti, può contribuire a rovinare irrimediabilmente i simbolici rituali che, anche per il tramite delle discipline sportive, danno un’identità definita ai popoli e alle nazioni, attraverso il perpetuarsi di grandi manifestazioni e il consolidarsi di decennali tradizioni.