Ironia del Noi sportivo in tempi di confinamento

di Giulio Sessa

Un racconto semiserio sul modo in cui gli sportivi – dal runner al ciclista, dall’utilizzatore di monopattino al nuotatore, dal paracadutista al frequentatore di palestre – hanno continuato ad allenarsi all’epoca del distanziamento sociale in una condizione di netta recisione dalla comunità di sodali con cui condividono la propria passione, con delle stranezze…

In questo periodo, chi è solito praticare attività sportiva si è trovato, all’improvviso, a vivere una condizione di netta recisione dalla comunità di sodali con cui condivide la sua passione. C’è chi ha tenuto duro, cercando di mantener vivo lo spirito del “Noi”, seppur a distanza; c’è chi invece ha ceduto, lasciandosi avvinghiare dalle tenebre di improbabili allucinazioni, in cui erano rappresentati i personaggi che troverete di seguito. Oppure… si tratta di figure realmente esistenti e di eventi davvero accaduti? Esaminiamoli caso per caso, lasciando a chi legge il compito di dirimere il dubbio:

  • il runner:

novella figura mitologica, a metà tra l’untore e il monatto, ha cercato di proseguire i suoi allenamenti cercando di sottrarsi, attraverso numerosi espedienti, all’odio e alla delazione del resto della popolazione; dapprima, ha provato a mimetizzarsi indossando indumenti trattati con tecnologia stealth; poi, ha cominciato ad uscire accompagnato da un animale domestico, ma ha dovuto assoldare alcuni tra i migliori virologi, per confutare le tesi degli animalisti, che lo accusavano di poter contagiare la povera bestiola, correndo senza mascherina; poi, dopo aver consumato le suole delle scarpe, pur di non lasciar trapelare che era uscito così tanto da arrivare a quel punto, e non potendo in alcun modo acquistare o trovare on line nuove calzature, ha proseguito ad allenarsi dopo aver messo in giro la voce di voler emulare le gesta dell’etiope Abebe Bikila, olimpionico della maratona a Roma 1960, entrato nella leggenda perché vinse correndo scalzo; ancora, ha acquistato un enorme guinzaglio lungo 200 metri e ha cominciato a correre in tondo attorno al suo domicilio, fino a rimanere avvolto come tra le spire di un viscido boa; specialmente se in là con gli anni, quando si è sentito anche apostrofare come “cinghialone che andava in giro senza mascherina…con una seconda tuta alla zuava… che andrebbe arrestato per oltraggio al pudore”, si è arreso e ha deciso di rimanere lì, immobile, in attesa di condizioni più favorevoli;

  • il ciclista:

ha acquistato a caro prezzo i più moderni rulli e ciclosimulatori, per continuare l’attività al chiuso; si è evoluto in varie specie: il depresso, che si è reso conto che non poteva usare le nuove apparecchiature all’ultimo grido, perché tutte le prese di casa erano occupate dagli alimentatori dei portatili dei figli, impegnati con la didattica a distanza; il baro, che ha inserito dati fasulli di peso, ai limiti dell’anoressia, pur di rivaleggiare con i professionisti attraverso le apposite piattaforme on line; lo sfortunato, che a un chilometro dalla conclusione della gara virtuale si è trovato costretto a cedere il passo, perché la connessione dati si era interrotta; il vero professionista, che veniva escluso, durante la gara virtuale, dall’algoritmo dell’applicazione perché andava così forte da sembrare un professionista; quando, finalmente, ha potuto riprendere gli allenamenti all’aperto, ha pensato di usare un magnete per mantenere le giuste distanze dagli altri ciclisti, ma si è trovato invischiato in un laocoontico assembramento, insieme ai ciclisti che avevano il magnete con la polarità opposta; per venirne fuori senza conseguenze penali, ha fatto ricorso alla sanatoria, acquisendo il titolo di “b.r.a.” (braccia rubate all’agricoltura) dopo un apposito corso in videoconferenza, potendo così sfruttare i corridoi verdi per fare le sue vacanze all’estero, nei paesi sbarrati per tutti gli altri, in barba ai suoi compatrioti costretti a vacanze autarchiche;

  • l’utilizzatore del monopattino:

si è precipitato ad acquistare un nuovo modello elettrico, abbandonando quello più tradizionale, a propulsione umana; depositati scontrino, fattura, foto del negozio e quant’altro fosse necessario per comprovare l’acquisto in un inespugnabile caveau, non ha mai utilizzato il nuovo mezzo: è ancora seduto al computer, in attesa del click day per accaparrarsi il bonus per l’acquisto, e ha deciso di farsi supportare da una task force per vedersi comunque riconoscere il suo sacrosanto diritto in caso di insuccesso nella procedura;

  • il nuotatore:

quando ha compreso che non poteva allenarsi al chiuso, nella vasca da bagno, se sprovvisto di muta ha pensato di fabbricarsene da sé una di fortuna, per poter sopportare il freddo della temperatura del mare aperto; ha utilizzato per lo scopo innumerevoli guanti per lavare i piatti, trascurando il fatto che i colori sgargianti lo avrebbero reso visibile ai droni; preso a colpi di cerbottana dal drone, ha visto la sua muta sgonfiarsi miseramente; dopo essere rimasto al largo per quattordici giorni, è rientrato a riva e ha riprovato a nuotare, moderno uomo vitruviano, in una sorta di sfera galleggiante, ma si è di nuovo trovato al largo, in balìa dei venti; rientrato dopo altri quattordici giorni, ha pensato di stendere in acqua infinite file di corsie galleggianti, per garantire il distanziamento da altri suoi simili, senza però considerare che nel frattempo, allentatesi le maglie della chiusura totale, gli altri bagnanti, finalmente liberi di andare in spiaggia, avrebbero utilizzato gli stessi galleggianti per toglierselo dai piedi, recuperandolo alla maniera di un pesce spada; si è rassegnato a rimanere steso sul bancone del mercato ittico, in attesa di essere venduto a tranci come Fantozzi;

  • il paracadutista:

convinto di non aver problemi a garantire le distanze di sicurezza, non aveva pensato di trovare i cieli così affollati da droni ed elicotteri; ha dovuto allora cercare di salvare la pelle, ricorrendo ad atterraggi di fortuna; la specie più sfortunata, che impiegava un paracadute giallo ed è atterrata in una piazza francese, oppure possedeva un paracadute arancione ed è atterrata in una piazza italiana, è ancora lì che cerca di discolparsi, cercando di far capire che vi si è trovata per caso;

  • il bungee jumper:

si è lanciato dalla testiera del letto, fin quando ha sfondato il materasso; pur avendo rimesso in moto l’economia con l’acquisto del materasso nuovo, ha deciso di uscire a protestare, perché è stato escluso dalla pioggia dei vari bonus: è ancora in piazza, imperterrito nel manifestare il suo dissenso, a riposare sul giaciglio sfondato;

  • il frequentatore di palestre:

all’inizio, si è esercitato pulendo con maniacale cura gli attrezzi della sua piccola palestra casalinga; quando ha terminato alcol e gel disinfettante, mosso da un’irrefrenabile tensione altruistica, ha indossato un gilet giallo e si è trasformato in assistente civico-sportivo: motivato dalla musica nelle sue cuffiette, che riproducevano “Alla fiera dell’est”, pulì le scarpe del runner, sanificò il percorso del ciclista, igienizzò le ruote del monopattino, strofinò la cuffia del nuotatore, lavò il paracadute, disinfettò l’imbracatura del jumper, utilizzando il nuovo alcol che al mercato per molti soldi suo padre comprò.